James, it’s all good, man (pt 4, SE 4)

James McGill, Better Call Saul

Better Call Saul – James McGill (4)


Gli eventi si aprono con una notizia – per noi, annunciata – shock: Chuck è morto. Ci potevamo aspettare un Jimmy sconvolto, disintegrato, non lo avremmo biasimato. Ma non è così. Apparentemente è disinvolto, anche quando l’incendio non sembra essere stato un incidente. Classico meccanismo di autodifesa? Meglio comunque distrarsi, dopotutto per riavere la licenza di avvocato deve lavorare per un certo periodo. Il primo colloquio finisce in scenata, tuttavia da ottimo ex-truffatore Jimmy annusa aria di guadagno e rocambolescamente ha successo.

Un contratto gli serve, in ogni caso. Trova occupazione presso un rivenditore di cellulari, con l’estrema noia all’ordine del giorno: serve una scossa. L’ingegno non manca e lo porta a valorizzare la privacy con telefoni usa-e-getta, attirando ovviamente una clientela “poco raccomandabile”. Conseguenza? Finisce pestato e derubato da alcuni ragazzini. Povero Jimmy, la ruota sembra non girare mai per lui e l’unica costante è pagare pegno. Ha le idee, che però sembrano sempre quelle sbagliate.

Deve intervenire Kim, che gli propone un analista. Siamo davvero arrivati a questo punto? Uno strizzacervelli? No, James non ci sta. Deve rimboccarsi le maniche. Un ultimo calcio sulle palle – Kim ha un’occasione, che la escluderà dalla società con Jimmy – lo mette sull’attenti. Striglia Howard sulla sua condotta all’HHM, si vendica dei ragazzini e guarda al suo futuro da avvocato ritrovato. Spezza l’equilibrio – precario – la scomparsa di una vecchia cliente, che sembra colpirlo più della morte del fratello. Strano eh?

Poi il business dei cellulari continua. La sua guardia del corpo, Huell Babineaux, si fa prendere la mano e colpisce un poliziotto. Ora sta a Jimmy sistemare la situazione e grazie a Kim ci riesce. L’occasione riaccende la passione, grazie anche al periodo “di noia” che sta passando la ragazza. Le serviva una scarica di adrenalina. Ora James è in carreggiata, il periodo di transizione sta per finire e deve riottenere la licenza. C’è una commissione da convincere, ma il primo tentativo fallisce. Troppo finto, inoltre non ha citato Chuck. Perché? Kim è furiosa, sarebbe stato di fondamentale aiuto. Ha ragione, Jimmy, dovevi farlo.

Cambiano i piani, dopo aver fatto ricorso. L’obiettivo è suscitare compassione, tramite una biblioteca a nome del fratello e una borsa di studio alla facoltà di giurisprudenza. Quest’ultima occasione permette a Jimmy di incoraggiare una studente poco fortunata, condannata dai pregiudizi. Si rivede un po’ in lei, non deve arrendersi bensì credere in sé. Bravo Jimmy. Ora si ritrova di fronte alla commissione, l’asso nella manica è la lettera di addio lasciatagli da Chuck – che lo aveva lasciato indifferente, tempo addietro. Può festeggiare, l’esito è positivo, ma praticherà con un nome differente: “It’s all good, man”.

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