Holden Ford, a piccoli passi (pt 2, SE 2)

Holden Ford, Mindhunter

Mindhunter – Holden Ford (2)


Riprendiamo esattamente da dove ci eravamo lasciati: durante l’attacco di panico occorso a Holden. La visita a Kemper non è stata positiva, anzi, ha rischiato grosso. I medici non vogliono che affronti altre situazioni stressanti e blablabla. D’altronde deve solamente parlare con dei serial killer come lavoro… Notizie buone invece arrivano dall’ufficio, con il nuovo capo: un tipo a posto che vuole puntare su Holden. Ammira il suo progetto, tanto che è disposto a passare oltre all’episodio sgradevole della scorsa stagione. Potrebbe essere la svolta? Non deve mandare tutto a puttane. Inoltre promette al detective che avrà l’intervista con Charles Manson.

Riprendono le interviste, con domande taglienti e fuori dagli schemi siamo già in carreggiata. Il ragazzo non ha perso la stoffa nonostante tutto. Altri criminali, altra città. Ad Atlanta Holden ritrova il detective Barney e conosce l’intrigante Tanya. Si accordano per una cena insieme, che però si rivela una trappola. Spieghiamo: sono stati rapiti dei bambini, siccome sono afroamericani c’è la sensazione che la polizia non s’impegni troppo. Di conseguenza, avere Holden lì è un’occasione per le famiglie. Purtroppo, al netto della sua buona volontà, Ford è solo un altro ingranaggio all’interno del meccanismo chiamato FBI. 

Arriva il Manson’s Day. Per Holden è Natale, sarà davanti al suo idolo di sempre. Non può farsi scappare l’autografo. La situazione però non decolla perché Manson non segue la linea imposta dai detective, così Tench si alza e se ne va. Occasione persa? Non per Ford, seppur le informazioni raccolte sono nulle.

Una chiamata da Barney catapulta Holden ad Atlanta, causa l’ennesimo omicidio. È il loro momento. Dispensa subito i brandelli di teoria raccolti dalle interviste ed inizialmente c’è cooperazione. Dopo un iniziale passo avanti, i risultati non soddisfano le aspettative. Cercano collegamenti, limitano la stampa, Ford sforna idee. Nulla da fare, per un motivo o per un altro. I giornali, ovviamente, non aiutano: troppi leaks aizzano le folle. Qualcosa, secondo lui, prima o poi succederà.

E succede. Dopo 27 vittime, sorvegliando i ponti, fermano un tizio. Holden trasuda adrenalina da ogni dove, l’identikit fatto in precedenza – su mere supposizioni comportamentali – coincide con il sospettato. Viene interrogato, pressato, messo all’angolo. Riesce però sempre a svicolare. Passano i giorni, finché la pressione giunge anche alla polizia locale. Lo arrestano, accusandolo tuttavia solamente di 2 omicidi – su un totale di ventinove! Hanno il loro capro espiatorio, sono a posto. Non Holden, non le madri dei bambini. Perché?

Non hanno avuto risposte, anche se è una vittoria a tutti gli effetti. L’unità di scienze comportamentali ha un futuro, raggiante anche, il che è un ottimo punto di partenza. Pazienza è la parola d’ordine, ma se abbiamo imparato a conoscere Holden, sappiamo bene che ne possiede poca.

Potrebbero interessarti anche ...

Perché non lasci il tuo voto?

Lascia un commento