Red, mafia fuori, mafia dentro (pt 1, SE 1)

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Orange Is The New Black – Red (1)


Perché Red? Cosa spinge a fare il punto su un personaggio così importante, così carismatico?
Partiamo dalle basi: Red (Galina Reznikov per nessuno) aveva un giro di contrabbando che è riuscita a portare all’interno  del penitenziario. Rispettata da tutti, si era fatta strada fino a diventare Capo delle cucine, luogo che usava per il suo business. Già questo non è cosa da poco.
Aveva il suo giro, gente disposta a proteggerla, gente disposta a rivelare eventuali dispute od organizzazioni contro di lei. Red aveva in mano tutto quanto una carcerata potesse desiderare. Aveva pure l’appoggio di Healy, il capo delle guardie. Tutte la invidiavano. Tutte la temevano. Cosa si può volere di più?

All’arrivo di Piper Chapman e delle altre “nuove leve” apre subito le porte della sua famiglia, ma mette anche alla prova le carcerate. Usa infatti subito il braccio di ferro quando la Chapman fa una critica sul suo cibo, lasciandola a digiuno per i pasti a seguire.
Ma era veramente così (stronza vera, ndr), Red? O agiva tormentata dal passato, dalla paura che i suoi crimini le si ritorcessero contro? red-s1.2

In realtà non le piace trattare male le persone, non prova piacere nel vedere qualcuno soffrire. Una cosa però è certa: prova soddisfazione per ciò che è riuscita a mettere in piedi, e nessuno deve metterle i bastoni tra le ruote.

L’unico ostacolo alla sua dittatura è Pornobaffo, guardia che la costringe a far entrare della droga nel penitenziario.
Scoperto il contrabbando attraverso la cucina, viene dimessa e sostituita al comando; si trova dunque a dover combattere contro la noia e la mancanza di quella che per lei era routine. Ma Red non può lasciare la sua cucina, così sabota un forno, fatto che purtroppo le si ritorce contro.  Ferisce un’amica e si ritrova così sola e con le mani svuotate dalle sue stesse passioni ed ambizioni. Nonostante ciò Red combatte, crede nel lavoro, è motivata e sarebbe pronta a mettersi in gioco per salvaguardarle.

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