Maeve, non puoi scegliere (pt 1, SE 1)

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Maeve Millay in WestworldWestworld – Maeve Millay (1)


Quanto doveva essere bello entrare in un saloon, nel vecchio West? Un cowboy qualunque superava l’ingresso e subito una donna era pronta per lui. Ecco, l’ambiente è quello, ma non parliamo di un pistolero: la persona in questione è una donna, Maeve Millay. Non è propriamente corretto definirla donna poiché lei, che gestisce il Saloon Mariposa, è uno dei residenti che costituiscono l’attrazione per eccellenza: Westworld.

Sappiamo come funziona: Maeve, come i suoi simili, ha una componente di improvvisazione, ma il suo codice non stabilisce che possa sognare. Eppure, d’un tratto, inizia ad avere dei flashback. Vede gli “dei” – i suoi creatori – e li disegna. Nessuno deve mettere in dubbio la sua affidabilità come residente, altrimenti verrebbe ritirata; quando nasconde queste raffigurazioni; ecco però che ritrova dei vecchi disegni, uguali. Maeve inizia a farsi domande. Resettano la sua memoria, ma non l’ambiente circostante. Piano piano ricostruisce il puzzle. Cosa diavolo sta succedendo? L’aggiornamento delle ricordanze sta avendo l’effetto desiderato. Non dal Consiglio però.

In continua evoluzione, la donna capisce che per viaggiare tra i mondi deve morire. Si sveglia nel reparto macelleria – lì vanno i corpi “da riparare” – e trova un dipendente facile da minacciare e ricattare. Una prostituta sa ottenere quello che vuole. Maeve non crede a ciò che le viene raccontato, ma non può far nulla che non sia programmato dal suo codice. È possibile che l’abbiano modificato? Forse l’ultimo aggiornamento ha introdotto questa possibilità di estraniarsi dall’essere un software in un corpo pseudo umano.maeve self controlling

Ora che ha capito il meccanismo, decide di farsi alzare il QI. Heh, qui inizia il bello. Con l’intelligenza si alza anche il livello percettivo, oltre che l’astuzia e tutte quelle qualità utili per elaborare un’evasione perfetta. Sì, è questo il suo piano.

Tutto segue il filo tirato da Maeve, lei conosce le storie degli altri residenti e può dunque convincerli a seguirla. Quando viene scoperta e portata in diagnostica, ci mette poco a capire che anche uno dei suoi creatori è come lei. Non riesce a convincerlo, ma poco importa: sta per andarsene da lì.

Abbassa le ali solo quando incontra Ford, lo “sceneggiatore” per eccellenza.  È convintissima del suo piano, purtroppo però non ne è lei l’artefice. Credeva di essere diventata indipendente, che nessuno potesse più governarla. Si sbagliava, fa tutto parte della nuova trama di Ford, e le sue decisioni sono tutte scritte nel suo codice.

Credevate anche voi che le ricordanze potessero svincolare i residenti dal controllo umano?

Piaciuto questo articolo?

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