Robert Ford, presenza spettrale (stagione 2)

Dr. Robert Ford, Westworld season 1
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Westworld – Robert Ford (stagione 2)


Ford è andato, morto, ucciso da una sua creatura con un headshot. La sua anima, tuttavia, vive ancora nel parco, è insita in uno dei residenti, il ragazzo identico a Ford da giovane – progettato da Arnold. Pare che Robert, prima di passare a miglior vita, abbia infatti programmato una storia per William: è il residente a informarlo.

Diciamo che questa seconda stagione, per quanto riguarda Ford, è divisa in due sottotrame. La prima non è ben definita, è una specie di partita a scacchi lui e l’Uomo in Nero. Lo sappiamo, il doc non è mai stato la vera mente dietro Westworld, l’avevamo detto anche nel precedente articolo. Che cos’è, allora, questa sfida personale al suo vecchio capo? Ha pensato a tutto, il non-morto. Ha pure programmato El Lazo per indicare a William che “La Porta”, il nome del gioco, è per single player.

E la seconda sottotrama di cui parlavamo? Beh, la seconda riguarda Arnold, o ciò che ne rimane – Bernard. Il suo socio, al presente narrativo, non è che un androide. Viene portato in un edificio che non è altro che la replica della casa di Arnold. È lì che è stato progettato con l’aiuto di Dolores. Robert non sopportava l’idea di non avere più il suo socio al suo fianco, così ha provato a renderlo immortale.

Ogni informazione nel mondo è stata copiata. E salvata. Eccetto la mente umana. L’ultimo dispositivo analogico in un mondo digitale.

– Robert Ford in Les Écorchés (Una chance per lottare) – Westworld 2×07

La citazione ci viene in aiuto. Bernard non è assolutamente una copia di Arnold, piuttosto è un androide generato e costruito sui ricordi – e si ritorna al tema della ricordanze. Bernard è ciò che Ford ha sempre voluto per i residenti. Senza approvazione, però, l’unico modo per imporsi è avviare una rivolta. Ecco quindi che l’unità di controllo ibrida che ha stampato Bernard non è che l’ultima possibilità del dottore per controllare la rivolta dei residenti.

Quando la Grande Biblioteca bruciò, i primi 10.000 anni di storia finirono in cenere. Ma quelle storie non perirono del tutto. Diventarono una nuova storia. La storia stessa dell’incendio. Dell’umano impulso di prendere ciò che è bello e accendere un fiammifero.

– Robert Ford in Les Écorchés (Una chance per lottare) – Westworld 2×07

Ford vive all’interno della riproduzione di Arnold e può prenderne il controllo. Come un’intelligenza artificiale, Bernard va allenato e Robert è lì per questo.

Robert Ford with his Maeve, Westworld season 2, seconda stagione, HBO
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Ma quando è nata questa ricerca dell’umanificazione dei residenti? L’idea forse antecede la realizzazione di Westworld, ma i primi bagliori di uno spiraglio di luce si sono visti lì. Precisamente con uno dei primi residenti, Akecheta, diventato presto tra le sue creazioni preferite. Non il primo posto sul podio per lui, però: Ford ha sempre avuto un debole per Maeve. Muove Bernard verso di lei, gioisce per la sua presa di coscienza e riattiva la sua rete mesh.

Ford, in questo momento, è comunque solo ed esclusivamente del codice. Un virus, quasi, e Bernard ha le capacità per contrastarlo e metterlo in quarantena. Fine dei giochi? Sì, Robert se n’è andato definitivamente, ma come quando vivi un’esperienza, ha portato qualcosa. Ha portato libertà a Dolores, a Bernard, a Maeve.

E forse anche a William, che da sempre odia per aver trasformato Westworld in un mezzo per spiare i comportamenti degli ospiti.

Chi è veramente libero può mettere in discussione i suoi impulsi fondamentali. Può cambiarli.

– Robert Ford in The Passenger (Il Passeggero) – Westworld 2×10
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